Il terriccio giusto per le piante da interno
Un buon terriccio trattiene l’acqua e lascia arrivare aria alle radici. Lo riconosci stringendolo in mano.
Nel vaso il terriccio ha due compiti che si ostacolano a vicenda. Deve trattenere l’acqua e allo stesso tempo lasciare arrivare aria alle radici. Se un terriccio mantiene bene questo equilibrio lo capisci in negozio con la mano, non guardando il prezzo.
Prendine una manciata e stringila. Un buon terriccio per piante da interno resta friabile e si sbriciola di nuovo appena apri la mano. Un materiale fine e polveroso che resta stretto in una palla si compatta anche nel vaso e scaccia l’aria.
Cosa rende buono un terriccio per piante da interno
La prima cosa è la struttura. Devi riuscire a vedere elementi grossolani, come pezzi di corteccia, fibra di cocco, fibra di legno, perlite o pomice. Sono loro a tenere aperta la miscela, e ci sono ancora dopo mesi di annaffiature.
La seconda è la capacità di riassorbire l’acqua. Un terriccio che si è seccato del tutto deve assorbire di nuovo l’acqua, invece di lasciarla scorrere lungo il bordo del vaso.
La terza è una scorta di nutrienti per le prime settimane. Quasi ogni terriccio in sacco ne contiene una, ed è per questo che subito dopo il rinvaso non si concima.
Il terriccio per piante verdi e da interno di solito è più stabile nella struttura e più povero di un terriccio universale o per fioriere, pensato per i fiori estivi a crescita rapida. Per molte piante verdi robuste va comunque bene un buon terriccio universale, se lo alleggerisci con materiale grossolano.
Un terriccio scadente si riconosce dal peso e dall’odore. I sacchi molto pesanti contengono spesso molta sabbia fine o materiale compostato denso, e un odore acido e di marcio all’apertura vuol dire che il sacco è rimasto bagnato troppo a lungo.

Cosa c’è nel sacco
Il compost e la corteccia compostata danno nutrienti e una parte della ritenzione d’acqua. La loro quantità decide quanto un terriccio è scuro e pesante.
La fibra di legno e la fibra di cocco danno struttura. La fibra di legno, decomponendosi, trattiene un po’ di azoto, quindi i terricci che ne contengono molta vanno concimati prima.
La fibra di cocco fine, venduta anche in mattoncini da reidratare, trattiene molta acqua pesando poco. Da sola non contiene quasi nutrienti e si usa per la semina o come componente di una miscela.
Perlite e pomice sono i due materiali che rendono più arioso qualsiasi terriccio. La perlite è bianca e leggerissima, la pomice è grigia, più pesante e non galleggia quando annaffi.
Argilla e lapillo vulcanico trattengono i nutrienti e danno peso a un terriccio molto leggero. Nei vasi grandi con piante alte questo peso è utile, perché il vaso non si ribalta.
La sabbia ha senso solo se è grossa. La sabbia fine riempie i pori tra i grumi e rende il terriccio più compatto invece che più drenante.
Terriccio con torba e senza torba
Gran parte dei terricci in commercio è ancora a base di torba, e accanto trovi quelli senza torba o a torba ridotta, fatti di fibra di cocco, corteccia e fibra di legno. La grande maggioranza delle piante da interno cresce bene in entrambi senza cambiare nulla.
Quando annaffi però si comportano in modo diverso. Un terriccio a base di cocco o corteccia si asciuga prima in superficie e diventa chiaro, mentre il pane di terra sotto è ancora umido. Controlla quindi due o tre centimetri in profondità invece di toccare solo la superficie, altrimenti annaffi troppo presto.
I terricci senza torba sono anche più affamati. Se dopo qualche mese una pianta impallidisce dal basso e fa foglie più piccole, la prima risposta è concimare con regolarità durante la stagione di crescita.
Qualsiasi terriccio che si è seccato del tutto spesso riprende male l’acqua. Metti il vaso in una bacinella d’acqua per venti o trenta minuti e poi lascialo sgocciolare completamente.
Quando serve un terriccio specifico
Le orchidee come la Phalaenopsis in natura crescono sugli alberi. Le loro radici hanno bisogno di pezzi di corteccia grossolani con molta aria in mezzo, e nel terriccio normale soffocano.
Cactus e piante grasse vogliono un substrato ricco di minerali che si asciughi in fretta dopo l’annaffiatura. Va bene un terriccio per cactus già pronto, oppure un terriccio per piante da interno con molta pomice o lapillo.
Il terriccio da semina è volutamente povero di nutrienti e fine. Le piantine e le talee appena fatte ci mettono radici invece di produrre subito tante foglie.
Agrumi e altre piante mediterranee in vaso, come l’olivo, vogliono un substrato grossolano, stabile e con una parte minerale, perché restano per anni nello stesso vaso.
Le piante carnivore come la Venere acchiappamosche non sopportano né concime né terriccio normale. Stanno in un substrato acido e senza nutrienti e si annaffiano con acqua demineralizzata o piovana.
I substrati solo minerali, senza parte organica, sono un modo di coltivare a sé. La pianta sta in granuli o pomice e riceve ogni nutriente con l’acqua, il che richiede annaffiature e concimazioni diverse da quelle in terriccio.

Fare la miscela da sé
Una miscela base semplice per la maggior parte delle piante verdi è fatta di tre parti di terriccio per piante da interno e una parte di perlite o pomice. Dopo averla mescolata devi vedere bene i granuli nella miscela finita.
Per le specie che preferiscono stare più asciutte, come sansevieria, zamioculcas o albero di giada, usa metà materiale minerale grossolano.
Per le aracee rampicanti con radici spesse, come Monstera, filodendro e pothos, aggiungi anche corteccia di pino. Tiene aperta la struttura per anni.
Alle felci e alle piante che vogliono restare sempre leggermente umide aggiungi una parte di fibra di cocco fine, che trattiene l’acqua più a lungo.
Mescola sempre tutta la quantità in un secchio prima di riempire il vaso. Gli strati di materiali diversi fanno fermare l’acqua al confine tra l’uno e l’altro.

Quando cambiarlo e come capire che è esaurito
Dopo uno o due anni il terriccio nel vaso perde la sua struttura. Le parti grossolane si sono decomposte, la miscela si compatta e i nutrienti sono finiti.
I segni si vedono e si sentono. Il livello del terriccio è sceso nel vaso, i granuli e i pezzi di corteccia non si vedono più, e la terra è diventata fine e compatta. L’acqua o scorre lungo il bordo senza bagnare il pane di terra, o resta a lungo in superficie. Un odore acido vuol dire che alle radici manca aria.
Il terriccio si cambia al rinvaso, cioè quando le radici hanno riempito il vaso. Nel vaso nuovo va terriccio fresco, non quello vecchio.
Le piante che crescono piano e restano a lungo nello stesso vaso non vanno rinvasate ogni volta. Dopo uno o due anni togli lo strato superiore del terriccio e sostituiscilo con terriccio fresco.
Terra del giardino, terriccio vecchio e conservazione
La terra del giardino non va nel vaso in casa. In un contenitore senza la vita del suolo si compatta molto, trattiene l’acqua troppo a lungo e porta in casa larve, semi e funghi.
Il terriccio vecchio si può riutilizzare per piante poco esigenti, se non viene da un vaso con marciume radicale o con un forte attacco di parassiti. Se lo riutilizzi, mescolalo più o meno a metà con terriccio fresco e materiale grossolano.
I moscerini del terriccio arrivano spesso con terriccio umido e ricco di sostanza organica. Un sacco da cui all’apertura si alzano già piccoli moscerini neri è meglio lasciarlo in negozio.
Conserva i sacchi aperti all’asciutto e chiusi senza stringere. Un terriccio bagnato in un sacco chiuso ermeticamente resta senza ossigeno e prende odore di marcio, e non si recupera più.
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Domande comuni
Qual è il miglior terriccio per piante da interno?
Un terriccio stabile nella struttura, con elementi grossolani ben visibili, che non si compatta dopo le annaffiature. Per orchidee, cactus e piante grasse usa invece il substrato specifico.
Che differenza c’è tra terriccio universale e terriccio per piante verdi?
Il terriccio universale è pensato per i fiori estivi a crescita rapida ed è di solito più ricco e più fine. Il terriccio per piante verdi e da interno è fatto per restare stabile, perché rimane per anni nello stesso vaso. Un buon universale alleggerito con perlite o pomice fa lo stesso lavoro.
Il terriccio senza torba va bene per le piante da interno?
Sì, va bene per la grande maggioranza delle piante da interno. La sua superficie si asciuga prima del pane di terra sotto, quindi controlla due o tre centimetri in profondità. Durante la crescita va anche concimato con più regolarità.
Che terriccio serve per Monstera e pothos?
Terriccio per piante da interno alleggerito con perlite o pomice, con in più una parte di corteccia di pino. La corteccia tiene la miscela aperta per anni attorno alle radici spesse delle aracee.
Si può usare la terra del giardino per le piante in vaso?
Meglio di no. Nel vaso si compatta, trattiene l’acqua troppo a lungo e porta dentro larve, semi di erbacce e funghi. Se la usi comunque, mescolane solo una piccola parte con un terriccio per piante da interno stabile.
Ogni quanto si cambia il terriccio delle piante?
Al rinvaso, cioè quando le radici hanno riempito il vaso. Per le piante che crescono piano e restano a lungo nello stesso vaso, sostituisci lo strato superiore con terriccio fresco ogni uno o due anni.
Si può riutilizzare il terriccio vecchio?
Per le piante robuste sì, se non viene da un vaso con marciume radicale o parassiti. Mescolalo più o meno a metà con terriccio fresco e materiale grossolano, perché la sua struttura si è già degradata.
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